La fuga dal tempo


Il nostro tempo sembra aver perso la saggezza e con essa la pacatezza e la capacità alla gioia, all'amore di sé, al dono, ai sentimenti che scaldano il cuore.

Chiediamoci, è questa l' educazione alla vita, evitare lo scontro con la realtà?

La fuga dal nostro Io è oramai una tecnica ben consolidata oramai da tutti, tanto che al mondo poche persone desiderano affrontare se stessi e curare le ferite che la vita, tanto complessa e multiforme, ci infligge.

Oggi, sembra impossibile non fuggire e resistere alle mille proposte vuote e vane che per lo più ci coinvolgono, ci rubano il tempo e con il tempo il silenzio, privando noi di noi stessi.

Scriveva Seneca nel "De vita beata" che "si può definire felice chi non prova desiderio né paura grazie alla ragione; infatti anche le pietre sono prive di paura e tristezza e così pure gli animali, ma non per questo si può definire felice chi non ha cognizione della felicità".

La società moderna dei consumi e dell'immagine patinata, promuove attraverso i media felicità inesistenti, fondate sull'accumulazione ed il possesso di beni materiali, curandosi contemporaneamente di colmare ogni spazio, ogni nostro tempo privato.

Il tempo è il massimo bene che possediamo noi tutti, lo possiamo donare, ma, mai dobbiamo farcelo togliere senza accorgercene come un bene di second'ordine, per poi ritrovarci in una vita senza senso, spesa a caso, in balia del mondo e profondamente infelici e soli. Ce lo siamo rubato, l’abbiamo reso inconcepibile, ormai insperabile e neppure più sognato. Non abbiamo più tempo, neanche per salvarci la vita. Abbiamo acconsentito a uno stile di vita che porta in sé un paradosso assurdo: l’esplosione della tecnologia che ha ridotto enormemente i carichi di lavoro in ogni campo, ma che non ha liberato alcun tempo per noi, anzi, la mancanza di tempo è poi uno dei fattori di maggior importanza nella strategia del Potere per mantenere se stesso. Siamo masse di milioni di persone prive di tempo per imparare a costruire una relazione vera con i figli, non c’è il tempo per la cura della propria anima, eppure dobbiamo tutti morire! non c'è tempo per la conoscenza delle più basilari regole di salute; non c’è tempo per sopravvivere a un lutto, per trovar senso se un senso viene a mancare, per accorgerci se la vita ci sta deformando e per trovare rimedio prima di fare danni tragici a noi stessi o ai nostri cari.

Se non cominciamo ad amministrare con razionalità le ore della giornata, la nostra attenzione, la meditazione sulle azioni personali, sulle decisioni familiari, sui rapporti affettivi, diventeremo succubi di un modello di vita che ci incalza e distribuisce senza clamore valori e disvalori probabilmente in gran parte alternativi e conflittuali rispetto a quelli che riteniamo nostri.

In molte case oggi si entra e si accende meccanicamente la tv; c'è chi corre da una parte a fare qualcosa e chi a fare altro; ma cosa accadrebbe se un giorno spegnessimo tutti questi elettrodomestici che invadono le case, se togliessimo per qualche ora i rumori e ci raccogliessimo intorno ai pensieri che escono dalla nostra bocca, alla musica di un piano suonato da un familiare, alle parole lette a voce alta da uno dei nostri?

Dovremmo chiedercelo un po' tutti, confrontandoci con la paura di incappare nel senso di vuoto e noia.

Solo quando tace il frastuono delle ore del giorno, è possibile trovarsi di fronte a noi stessi, ma può accadere però che il silenzio non si riempia immediatamente. La causa della dolorosa incomunicabilità, quando esplode nei nostri silenzi, è nel mancato esercizio alla comunicazione. Anche i ragazzi di oggi sono poco abituati al dialogo pacato, così come rifuggono il più delle volte la profondità e gli approfondimenti: amano gli argomenti nuovi, i temi facili, che possono affrontare con gli strumenti che possiedono e non devono faticare ad acquisire, amano ancora le spiegazioni e non le ricerche laboriose da articolare e sudare. Quando poi si trovano a pensare in modo complesso, avvicinandosi al reale, si stupiscono e ancor più quando scoprono che alla banalità dei messaggi che ricevono si possono sovrapporre letture articolate e complesse, che in qualche libro di quelli complicati possono trovare risposte alle domande intime e questioni nuove che li risvegliano.

E' anche vero che nella solitudine si scopre la comunicazione con le proprie paure, ci svelano i desideri. Il nostro io ci insegna ad equiparare ed accettare tristezza e serenità, a non fuggire la realtà. Nella ricchezza personale e nella costruzione continuativa di noi stessi, infine alberga la possibilità di rendersi capaci di donare qualcosa agli altri, essere utili, perché in grado di distribuire un po' di sé. Chi pensa e coltiva se stesso è capace di scegliere, indulgendo certamente talora agli allettamenti del mondo, nella maniera però con cui si usufruisce di servizi per stare meglio, senza essere proni di fronte alle offerte ma padroni nell'utilizzarle.

Coloro che scelgono la sostanza al posto dell'immagine vivono bene con o senza il superfluo, in quanto pongono il loro massimo bene nei valori, nelle relazioni personali, nelle ricchezze del cuore. Sono sempre in attivo con il mondo, perché anche vivendo come gli altri sono liberi dalle schiavitù e dalla contingenza e in ogni momento riescono ad ottenere un sorriso dalle piccole cose, dal bambino che hanno vicino, dal libro che casualmente è caduto nelle loro mani, dai colori di un mattino.

Tornare dentro di sé oggi è sinonimo di perdere tempo.

Invece impariamo ad utilizzare con padronanza le nostre ore, eliminiamo i rumori che entrano nell'indifferenza di tutti nella nostra casa, diamo spazio alla nostra anima per poterci confrontare con essa.

Si tratta solo di imporre un alt all'annichilimento che producono i messaggi negativi, dando alla nostra vita il giusto valore, una esistenza che punti alla qualità, alla profondità e alla positività.

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